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Quando espertizzo e autentifico un bijou, applico ancora gli stessi metodi che usavo quando ero vice direttore della Galleria Comunale d'arte moderna di Bologna. Gli esperti e i curatori della Galleria Comunale facevano sempre ricerche approfondite prima di concordare un'attribuzione ad un dipinto non firmato. Nel mio lavoro di storica del gioiello faccio ancora tutto il possibile per documentare l'attribuzione di un pezzo, specialmente se questo pezzo non è firmato. Cerco prima di tutto le possibili prove prima di arrivare ad una conclusione relativa al nome del fabbricante, la data, lo stile, la nazione di origine, il couturier o il designer che ha commissionato quel pezzo. Negli oltre trent'anni di lavoro in questo campo, sono riuscita ad accumulare e archiviare innumerevoli articoli ripresi delle più importanti riviste internazionali di moda, insieme ai testi di libri di ricerca sull'argomento scritti da autori attendibili nel diciannovesimo e ventesimo secolo. Di conseguenza, quando attribuisco un bijou non firmato, faccio riferimento prima tutto ai documenti scritti. Oltre ai libri e alle riviste, consulto spesso i registri delle varie camere di commercio e degli Uffici Brevetti (fra cui quello di Washington per i bijoux americani e quello di Parigi per i bijoux de couture francesi). Faccio riferimento anche ai cataloghi datati dei componenti per i bijoux, soprattutto quelli relativi alle pietre in vetro. Infatti se in un bijou non firmato ritrovo pietre e componenti che ho già visto pubblicati in un certo anno, mi è relativamente facile stabilirne la data. Contemporaneamente alla ricerca teorica, spesso visito i laboratori dei fabbricanti di gioielli e bijoux così da farmi un'idea precisa delle tecniche e delle lavorazioni messe in atto da ciascuno di loro.
La mia frequentazione di questi artigiani/orafi è spesso sfociata in amicizia, che in alcuni casi mi ha messo in condizione di potere rispondere affermativamente alla loro richiesta se fossi stata interessata a comperare i loro stock nel momento della pensione o cessazione dell'attività. Questa ultima situazione si è verificata con Coppola e Toppo, Ugo Correani, Iba di Gazzada (Varese), specializzata nella fabbricazione di bijoux in plastica creati per Missoni, Armani, Sharra Pagano, Ugo Correani, Laura Biagiotti, Genny, Enrico Coveri.
Insieme ai prototipi dei loro bijoux, spesso ho anche ritirato le foto d'epoca e le riviste su cui erano stati pubblicati nel corso della loro carriera lavorativa le loro creazioni. Tutto questo mi è stato estremamente utile al fine della ricostruzione della moda del ventesimo secolo e del suoi complementi e, allo stesso tempo, della comprensione degli stili e dei temi che caratterizzano ciascuno di questi disegnatori/fabbricanti.
Il basarmi su documenti scritti e la regola di essere fattuale sono stati da me applicati fin dal mio primo libro, Le Gioie di Hollywood, scritto nel 1987, e via via nelle pubblicazioni che sono seguite (vedere la sezioni EVENTI e BIOGRAFIA).
Il materiale stampato (circa 1.000 volumi e qualche migliaia di articoli da riviste) sulla storia dei disegnatori e fabbricanti di bijoux, sui couturier e i designer che ho trovato è a disposizione di chi volesse consultarlo nella mia galleria, previo appuntamento.
Il connubio del mio studio sulle pubblicazioni del passato e della esperienza pratica che ho accumulato nel visionare migliaia e migliaia di pezzi di bijoux per la moda mi hanno permesso di acquisire una vasta conoscenza del mondo dell'ornamento.
Qui di seguito alcuni esempi di come io arrivi ad una attribuzione di bijoux non firmati.